Chi mi credo di essere

AndrosCredo di essere un essere, mio malgrado umano e addirittura vivente. Nella vita faccio diverse cose, nella morte penso ne farò qualcuna in meno. Andros è lo pseudonimo con il quale dal 1986 firmo le cose che faccio, che sono sculture, dipinti, installazioni, scritti e altro inutile ciarpame che rappresenta il mio piccolo contributo all’entropia.
Per fortuna quasi nessuno me lo chiede, ma a chi mi chiede cosa io faccia, rispondo Arte Morta; d’altra parte, se tutti dicono che l’arte è morta, cos’altro mi resta da fare?
Benché a ben vedere è alquanto imbarazzante, perché se faccio “Arte morta” allora sono un “artista morto”, e questo non suona bene. In più, essendo ancora vivo divento un “artista morto vivente”, cosa che va bene giusto per un film dell’orrore.
Ho esposto un po’ qui e un po’ lì, ma mai là; più passa il tempo più mi passa la voglia di esporre, e penso sia un buon segno, per me e per gli altri.
Come ovvio, questo non fa di me un grande artista: supero di poco il metro e settanta.
Ho pubblicato alcuni libri, mai con case editrici a pagamento, non potevo permettermelo; in compenso una volta ho pubblicato con un print on demand, perché mi andava di farlo. Come ovvio, questo non fa di me uno scrittore, e non lo dico per modestia, anzi.
Nel tempo libero rimugino e mugugno, ma soprattutto cerco la risposta a domande che non mi sono ancora posto.
Nel tempo prigioniero invece sono costretto a fare le solite cose: respirare, bere, mangiare, spesso sudare e talvolta starnutire, ma solo se raffreddato.

Andros